AI sul lavoro: 4 dipendenti italiani su 10 risparmiano un giorno a settimana

Una nuova ricerca Workday rivela che 4 dipendenti italiani su 10 risparmiano fino a un giorno di lavoro a settimana grazie all’AI. Tuttavia per il 50% degli utenti le lunghe rielaborazioni dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale restano un problema

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AI sul lavoro: 4 dipendenti italiani su 10 risparmiano un giorno a settimana

Workday ha presentato oggi i risultati di una nuova ricerca globale in occasione dell’inaugurazione dell’Innovation Lab di Milano, il primo hub italiano dedicato alla sperimentazione e co-creazione di soluzioni di intelligenza artificiale per le aree finance e HR. La ricerca evidenzia come, nonostante l’AI stia generando concreti miglioramenti di produttività, molte organizzazioni non riescano ancora a catturarne appieno il valore. In particolare, i dipendenti risparmiano tempo prezioso grazie agli strumenti di AI, ma troppo spesso questi guadagni vengono vanificati dalle rielaborazioni (correggere errori, riscrivere contenuti e verificare gli output di strumenti non sufficientemente specializzati) con una perdita significativa di valore.

“In Workday, abbiamo lavorato per anni per offrire l’AI come soluzione semplice e centrata sulle persone, non come tecnologia grezza, in modo che i clienti non siano lasciati a collegare i pezzi e verificare ogni risposta da soli. La nostra filosofia è che l’AI debba svolgere il lavoro complesso dietro le quinte, così le persone possono concentrarsi sul giudizio, sulla creatività e sulle relazioni”, ha dichiarato Gerrit Kazmaier di Workday.
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I principali risultati mostrano che:

  • a livello globale, quasi il 40% del tempo risparmiato grazie all’AI viene perso in rielaborazioni, tra cui la correzione di errori, la riscrittura di contenuti e la verifica degli output di strumenti di AI universali. In Italia, un lavoratore su due (50%) dedica tipicamente da 1 a 2 ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere risultati di bassa qualità prodotti dalla tecnologia;
  • gli utenti più attivi sono i più stressati: i dipendenti che utilizzano l’AI ogni giorno sono per lo più ottimisti, più del 90% crede che li aiuterà ad avere successo. Ma portano anche il carico maggiore: il 77% rivede il lavoro generato dall’AI con la stessa attenzione, se non maggiore, del lavoro svolto dagli esseri umani;
  • i dipendenti più giovani portano il carico maggiore: i dipendenti di età compresa tra 25 e 34 anni costituiscono quasi la metà (46%) di coloro che affrontano la maggior quantità di rielaborazioni dell’AI;
  • persistono lacune nella formazione: sebbene il 66% dei leader citi la formazione sulle competenze come priorità assoluta, solo il 37% dei dipendenti che sperimentano la maggior quantità di rielaborazioni dichiara di averne accesso, rivelando un chiaro scollamento tra le intenzioni della leadership e l’esperienza dei dipendenti;
  • ruoli lavorativi non hanno tenuto il passo con l’AI: nella maggior parte delle organizzazioni (89%), meno della metà dei ruoli è stata aggiornata per riflettere le capacità dell’AI. I dipendenti utilizzano strumenti del 2025 all’interno di strutture lavorative del 2015, senza che processi e sistemi si siano adeguati di conseguenza.

Reinvestire i guadagni dell’AI nella forza lavoro

La maggior parte delle organizzazioni concorda sul fatto che i guadagni dell’AI dovrebbero andare a beneficio dei dipendenti, ma oggi il reinvestimento tende ancora ad essere dirottato altrove. Le aziende sono più propense a reindirizzare i risparmi dell’AI nella tecnologia (39%) piuttosto che nello sviluppo dei dipendenti (30%). In Italia, la situazione sembra essere migliore: il 59% dei leader afferma che la propria organizzazione ha prioritizzato il reinvestimento di questi guadagni nella formazione e nello sviluppo delle competenze, mentre solo il 54% dei dipendenti ha riscontrato un aumento degli investimenti in quest’area. Le organizzazioni che stanno ottenendo risultati concreti, però, stanno facendo una scelta diversa. I dipendenti con esiti positivi dall’AI sono molto più propensi a utilizzare il tempo risparmiato per aumentare il valore del proprio lavoro, attraverso analisi più approfondite, un processo decisionale più solido e un pensiero strategico (57%), piuttosto che semplicemente assumere più compiti.

Le organizzazioni che guadagnano il massimo valore dall’AI trattano il tempo risparmiato come una risorsa strategica, reinvestono nell’aggiornamento delle competenze dei propri team, nel miglioramento della collaborazione e nello sviluppo del lavoro guidato dall’analisi. La ricerca è chiara su un punto: reinvestire nelle persone è il modo più rapido per ridurre le rielaborazioni, migliorare i risultati e trasformare la velocità dell’AI in valore aziendale duraturo.

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Dall’AI al valore umano

In questo contesto, l’apertura del nuovo Innovation Lab di Milano assume un significato strategico ancora maggiore. Se la ricerca dimostra che il vero valore dell’AI emerge quando le organizzazioni reinvestono nel potenziale umano, il nuovo hub di Workday è stato creato proprio con questo obiettivo: aiutare le aziende italiane a trasformare la tecnologia in competenze, collaborazione e capacità decisionale. L’Innovation Lab è stato progettato come uno spazio di co-creazione dove clienti, partner ed esperti di Workday possono sperimentare applicazioni pratiche dell’AI per le aree finance e HR, rendendo l’innovazione concretamente utile per il lavoro delle persone.

“Crediamo in un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa la nuova interfaccia per il lavoro, capace di amplificare il potenziale umano e liberare nuove energie creative. Il nostro impegno è accompagnare le organizzazioni italiane verso modelli di gestione più intelligenti e collaborativi, dove tecnologia e persone avanzano insieme”, ha dichiarato Fabrizio Rotondi di Workday.
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