Back to School, 8 italiani su 10 scelgono la tecnologia per studiare: cresce la spesa delle famiglie
Il Back to School cambia le abitudini delle famiglie italiane: per 8 italiani su 10 la tecnologia è ormai indispensabile per studiare, mentre aumenta la spesa per dispositivi e strumenti hi-tech
Lo zaino degli studenti è sempre più hi-tech. Se fino a pochi anni fa libri, quaderni e cancelleria concentravano gran parte della spesa per il rientro a scuola, oggi tablet, laptop e connessione internet sono diventati strumenti sempre più importanti per affrontare il percorso formativo. Un ecosistema digitale che si traduce in una voce di spesa sempre più rilevante per le famiglie italiane. A fotografare questa evoluzione è una nuova indagine dell’Osservatorio Shopping di DoveConviene, l’app dedicata allo shopping e al risparmio. In vista dell’imminente ritorno tra i banchi, l’analisi ha preso in esame abitudini, percezioni e comportamenti d’acquisto dei genitori di studenti di ogni ordine e grado, oltre a quelli degli universitari.
La tecnologia parte del programma formativo
Il dato che emerge chiaramente è che, nel 2026, i device sono una componente integrante del percorso scolastico: per l’80% degli intervistati sono indispensabili (44%) o molto importanti (36%) per l’apprendimento. Quando si parla di strumenti essenziali, non emerge un unico dispositivo dominante: a “vincere” è il tablet (29%), seguito da laptop (26%) e connessione internet (23%), molto vicini nelle preferenze dei nuclei familiari, a conferma di come oggi lo studio si fondi su un ecosistema digitale sempre più articolato.

Il costo reale del back to school digitale
In parallelo all’importanza della dotazione tecnologica, cresce anche la percezione del suo impatto economico. Nel contesto del generale aumento del costo della vita, l’83% dei rispondenti ritiene infatti che la spesa sia aumentata negli ultimi cinque anni. Ciononostante, le cifre investite restano relativamente contenute: per il 71% delle famiglie l'esborso si concentra sotto i 300 euro, mentre il 16% spende tra 300 e 499 euro e solo il 13% supera i 500 euro. Tenere il budget sotto controllo sembra quindi essere la priorità, nella ricerca di un equilibrio tra necessità educative, qualità e sostenibilità della spesa.
Un investimento da gestire con attenzione
Sebbene la tecnologia sia ormai considerata indispensabile per lo studio, le famiglie italiane prestano grande attenzione al budget. Per il 96% degli intervistati promozioni e offerte influenzano, in misura diversa, le decisioni d’acquisto, mentre il 47% approfitta di sconti e promozioni del periodo estivo. Il 34% preferisce invece pianificare la spesa con largo anticipo, mentre solo il 19% acquista a ridosso dell’inizio delle lezioni o per esigenze improvvise. Il contenimento dei costi resta quindi una priorità: il 67% punta su promozioni e sconti per gestire il budget destinato alla tecnologia, mentre il 24% dichiara di aver rinunciato ad altre spese personali o familiari per acquistare dispositivi destinati allo studio. Allo stesso tempo, emerge una logica di investimento: il 16% è disposto a spendere di più per prodotti affidabili e duraturi, considerandoli un investimento sul percorso formativo.

Ci si informa online, ma si acquista in negozio
Quando si tratta di scuola, i consumatori non vogliono farsi trovare impreparati. Ma dove si informano? Soprattutto online: i volantini digitali sono di gran lunga il canale prediletto (54%), seguiti a distanza da comparatori (35%), motori di ricerca (32%) e marketplace (22%). Gli strumenti di intelligenza artificiale, come ChatGPT o Copilot, stanno entrando (anche) in questa conversazione: già l’8% degli intervistati li utilizza in fase di ricerca. Un dato ancora contenuto, ma che segnala l’ingresso dell’IA tra le fonti utilizzate per orientarsi nelle decisioni di spesa. Pur collezionando informazioni sul web, quasi tre quarti delle famiglie continuano a fare compere nel mondo reale: per lo più nei negozi fisici specializzati in elettronica (67%), a cui si aggiunge il 6% che sceglie ipermercati e supermercati. Il percorso d'acquisto appare quindi sempre più ibrido: la scelta si costruisce online, ma la finalizzazione avviene prevalentemente nel punto vendita fisico.
Una decisione di famiglia, più che di brand
Non sorprende, considerando la minore età e la dipendenza economica della maggior parte degli studenti, che gli acquisti siano un “affare di famiglia”. Nel 41% dei casi la scelta del prodotto è infatti condivisa, mentre nel 38% è il genitore ad avere l’ultima parola. Colpisce invece il peso marginale del brand: soltanto il 4% degli intervistati considera la marca come il principale driver d’acquisto. Ad incidere in maniera ben più significativa sono promozioni e sconti (30%), prezzo (23%) e caratteristiche tecniche (23%). Un dato che conferma come convenienza e funzionalità abbiano oggi un peso decisamente superiore rispetto alla notorietà del marchio.
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