Olimpiadi e cyber attacchi: perché gli hacker colpiscono durante i grandi eventi

Le Olimpiadi e i grandi eventi internazionali rappresentano un bersaglio privilegiato per i cyber attacchi. L’alta concentrazione di dati, infrastrutture digitali e pubblico globale crea opportunità ideali per hacker e gruppi criminali.

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Durante le Olimpiadi e i grandi eventi internazionali aumenta il rischio di cyber attacchi contro infrastrutture digitali, organizzazioni e sistemi informatici
Durante le Olimpiadi e i grandi eventi internazionali aumenta il rischio di cyber attacchi contro infrastrutture digitali, organizzazioni e sistemi informatici

Questa sera si apriranno i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, uno degli appuntamenti sportivi più seguiti al mondo. Accanto all’attenzione mediatica e all’entusiasmo degli spettatori, cresce però anche un rischio meno visibile: quello legato alla sicurezza informatica. L'analisi di Simona Riela, di Object First, evidenzia proprio questo aspetto e l'importanza che eventi di portata internazionale come questo rappresentano per il cybercrime. La grande visibilità globale, la complessità organizzativa e l’interconnessione tra infrastrutture digitali creano un contesto ad alta esposizione al rischio. Nel 2024 la Francia ha registrato un aumento del 15% degli attacchi informatici, con un picco nel periodo dei Giochi. Anche in Italia sono stati intercettati e bloccati tentativi di attacco contro siti e infrastrutture collegati a Milano-Cortina 2026. Non si tratta di episodi isolati, ma di un pattern ricorrente che accompagna ormai ogni grande evento globale.

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Già durante le Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018 un malware distruttivo interferì con la cerimonia di apertura. Alle Olimpiadi di Tokyo 2020 emerse un wiper progettato per cancellare dati e disabilitare sistemi proprio all’avvio dell’evento. Più recentemente, le Olimpiadi di Parigi 2024 hanno visto un incremento significativo di campagne DDoS e phishing mirate alle organizzazioni coinvolte. Secondo Simona Riela il messaggio è chiaro: quando l’attenzione del mondo è concentrata su un unico evento, anche un’interruzione di pochi minuti può generare un impatto reputazionale e operativo enorme.

Le vulnerabilità più sfruttate

I criminali informatici tendono a colpire dove l’ecosistema è più fragile: identità digitali, supply chain tecnologica e ambienti ibridi complessi. Le credenziali privilegiate compromesse rappresentano uno dei principali vettori di ingresso, soprattutto quando mancano controlli di autenticazione robusti o una gestione rigorosa dei privilegi. A questo si aggiungono sistemi legacy, infrastrutture temporanee attivate per l’evento e nuovi partner integrati rapidamente, spesso senza un monitoraggio continuo o una patch management uniforme. Una volta all’interno, reti poco segmentate facilitano i movimenti laterali dell’attaccante e la pressione operativa – inevitabile in un evento live – può indurre a decisioni rapide che aumentano ulteriormente la superficie di rischio, aggiunge nella sua analisi Simona Riela.

Il discrimine tra crisi e continuità

In contesti come le Olimpiadi, prevenire è fondamentale, ma non sufficiente. La vera differenza la fa la capacità di ripristino. Ransomware e malware distruttivi prendono di mira innanzitutto i backup, cercando di cifrarli o eliminarli per azzerare le opzioni di recovery. Senza un’infrastruttura di backup realmente protetta, il rischio è quello di trovarsi senza alternative in un momento in cui fermarsi non è contemplabile. Una strategia basata su backup immutabili e isolati garantisce che i dati non possano essere alterati o cancellati, anche in caso di compromissione degli account amministrativi o dei sistemi di produzione. Questo significa, secondo la Riela, che è necessario poter contare su un percorso di ripristino certo, rapido e verificabile.

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L’immutabilità come leva di resilienza operativa

L’immutabilità elimina l’incertezza sulla manomissione dei dati e consente ai team IT di ripristinare informazioni integre senza lunghe verifiche forensi. Quando i processi di recovery sono testati e prevedibili, i servizi critici possono essere riattivati in tempi compatibili con le esigenze operative. Nel caso di un evento globale, questo si traduce nella continuità dei sistemi di scoring, delle piattaforme di programmazione, delle operazioni media, dei sistemi di ticketing e delle infrastrutture di supporto. In altre parole, sottolinea Simona Riela, non si tratta solo di proteggere dati, ma di proteggere l’intero ecosistema dell’evento.

Gli esperti consigliano una mentalità “Assume Breach”

In conclusione della sua analisi, Simona Riela pone l'accento su un presupposto da cui chi organizza o supporta grandi eventi deve partire: sarà quasi certamente un bersaglio. L’approccio “Assume Breach”, secondo gli esperti, significa infatti progettare l’architettura di sicurezza come se una compromissione fosse già avvenuta. Nei grandi eventi la cybersecurity non è solo una questione meramente tecnica ma anche una questione di continuità operativa, tutela della reputazione e fiducia pubblica. E in uno scenario globale, questi elementi valgono quanto la performance sul campo.

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