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# International Internet Day: 7 termini scelti da Babbel  per raccontare la connessione e la solitudine digitale
- URL: https://www.techpertutti.com/international-internet-day-7-termini-scelti-da-babbel/
- Published: 2025-10-28T17:00:59.000Z
- Updated: 2025-10-28T17:00:59.000Z
- Description: Il ricorso a nuove parole, che nascono dalla fusione tra il vocabolario della psicologia e quello digitale, risponde al bisogno di dare un nome ai fenomeni emergenti, per renderli tangibili e quindi gestibili
- Author: Guglielmo Sbano
- Tags: News

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Per molto tempo la nascita di Internet è stata celebrata come un’opportunità senza precedenti e come **l’inizio di una nuova era**, capace di aprire le porte a una vastità illimitata di informazioni, connessioni sociali e conoscenze. Negli ultimi anni, tuttavia, si è iniziato a riflettere anche sugli **effetti della digitalizzazione sulla comunicazione**, facendo emergere le vulnerabilità del mondo online e una crisi inaspettata che, nonostante la connessione costante, genera isolamento e ansia. In occasione dell’**International Internet Day**, che cade il **29 ottobre**, data del primo messaggio scambiato tra due computer nel 1969, gli esperti linguistici di [**Babbel**](https://ldlemthm.r.eu-west-1.awstrack.me/L0/https:%2F%2Fit.babbel.com%2Fpages%2Fit-it%2Fevergreen-multilanguage%3Fbsc=gg%5Fbr%5Fsrh%5Fita%5Fall%26btp=default%26gad%5Fsource=1%26gclid=Cj0KCQjw%5F-GxBhC1ARIsADGgDjtX6bwN-LmM-J-w3FlA3Dn-ZIUI%5Fucu5MN4OWuY9RNrhDPMM3dn6u8aAvkyEALw%5FwcB%26utm%5Fcontent=18014663018%5F143606307761%5Fkwd-2614292550%5F615995038511%26utm%5Fmedium=cpc%26utm%5Fsource=google/2/01020199c32fa664-03782399-e1e4-4777-b421-604f368f2dfd-000000/nk1drp9HJeMoMCJ26z-E83HpJaE=447?ref=techpertutti.com), l’app che promuove la comprensione reciproca attraverso le lingue, hanno **analizzato una serie di termini** usati per descrivere alcune dinamiche disfunzionali che possono sorgere dall’abuso della tecnologia e da una presenza online eccessiva.

![person holding black iphone 4](https://images.unsplash.com/photo-1584438784894-089d6a62b8fa?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=M3wxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDV8fHNjcm9sbGluZ3xlbnwwfHx8fDE3NjE0NjU1MTR8MA&ixlib=rb-4.1.0&q=80&w=2000)

Photo by [Maxim Ilyahov](https://unsplash.com/@glvrdru?ref=techpertutti.com) / [Unsplash](https://unsplash.com/?utm%5Fsource=ghost&utm%5Fmedium=referral&utm%5Fcampaign=api-credit)

> *“Nell’era digitale, l’esigenza di comprendere le nuove forme di interazione e i loro esiti disfunzionali ha dato vita a un vasto vocabolario di neologismi. La lingua, specchio dei mutamenti sociali e tecnologici, si adatta infatti per descrivere una varietà sempre più complessa di comportamenti e interazioni umane. Il ricorso a nuove parole, soprattutto di origine inglese, risponde al bisogno di dare un nome ai fenomeni emergenti, per renderli tangibili e quindi gestibili. Spesso questi termini nascono dalla fusione tra il vocabolario della psicologia e quello digitale: un processo tipico del lessico, che attinge a campi diversi per nominare esperienze nuove”, ha* dichiarato **Gianluca Pedrotti di Babbel.**

![three person using laptops while sitting on ladder](https://images.unsplash.com/photo-1524868857876-218cafbdda8b?crop=entropy&cs=tinysrgb&fit=max&fm=jpg&ixid=M3wxMTc3M3wwfDF8c2VhcmNofDE0fHxpbnRlcm5ldCUyMHN1cmZpbmd8ZW58MHx8fHwxNzYxNDY1NjUxfDA&ixlib=rb-4.1.0&q=80&w=2000)

Photo by [Kenny Eliason](https://unsplash.com/@heyquilia?ref=techpertutti.com) / [Unsplash](https://unsplash.com/?utm%5Fsource=ghost&utm%5Fmedium=referral&utm%5Fcampaign=api-credit)

### **Dal "doomscrolling" alla solitudine condivisa: 7 espressioni per descrivere il rapporto con il mondo digitale**

Se la Rete e i social hanno trasformato le nostre abitudini, anche il linguaggio si è adattato per raccontare questi cambiamenti. Babbel offre una fotografia linguistica attraverso 7 espressioni che riflettono le ansie e le preoccupazioni nate dall’uso eccessivo delle piattaforme online.

1. **Doomscrolling**: si intende l’atto compulsivo e incessante di scorrere, dal verbo inglese “scrolling”, e **consumare notizie e contenuti di natura negativa o allarmante**, come suggerisce il sostantivo “doom”, ovvero “sventura”. Sebbene la curiosità e la necessità di rimanere informati siano istinti naturali, quando si cade in un circolo vizioso di ricerca attiva di notizie negative, **si rischia di provare ansia, stress e senso di impotenza**. Il termine ha avuto origine durante la pandemia di COVID, quando era inevitabile sfuggire al continuo flusso di news negative che popolavano la rete e i media;
2. **Like loop:** traducibile letteralmente come “il ciclo dei mi piace”, questo termine anglosassone viene utilizzato per descrivere **il bisogno “spasmodico” di alcuni utenti di ricevere un “mi piace”** dopo aver pubblicato incessantemente sulle piattaforme digitali, alla ricerca di convalida sociale e la gratificazione che ne deriva. Questo circolo vizioso viene attivato da quello che gli esperti chiamano **“dopamine rush”:** un aumento di dopamina in risposta ad attività che generano piacere nel cervello e che può portare ad un **vero e proprio attaccamento emotivo**, spesso problematico, nei confronti delle dinamiche dei social media;
3. **Filter fatigue:** la “stanchezza da filtro” è la denominazione che viene attribuita a quel **senso di sfinimento** dato dalla ricerca costante di curare, filtrare e modificare la propria immagine e presenza sulle piattaforme social. La necessità di dover mostrare il lato migliore di sé in ogni evento, viaggio e relazione può portare ad **una diminuzione di autostima** e generare così negli utenti online una forte sensazione di ansia, peggiorata anche dalla pressione di doversi conformare a standard irraggiungibili di perfezione. Il termine è **un’evoluzione semantica della “media fatigue”**, ovvero la stanchezza mentale data da un sovraccarico di informazioni provenienti da diverse fonti e piattaforme;
4. **Content overdose:** il termine “overdose” affonda le sue radici nel vocabolario medico ed indica l’assunzione di una quantità di farmaco superiore a quella che l’organismo è in grado di tollerare. Allo stesso modo, quando si parla di “content overdose”, consiste in **un “bombardamento” metaforico di informazioni,** talmente intenso da superare la capacità limitata del cervello di assorbirle. **In quest’epoca di iperconnessione**, infatti, un sovradosaggio di dati e notizie in rete rende difficoltoso distinguere cosa sia realmente importante: la “content overdose” rappresenta quindi uno degli effetti collaterali più dannosi dell’epoca digitale;
5. **Posting ennui**: quest’espressione combina il concetto della profonda noia e insoddisfazione (“ennui”,un prestito linguistico dal francese) con l’atto di pubblicare contenuti online (“posting”). Se nella letteratura francese l’“ennui” rappresenta il disincanto verso la vita, nel contesto digitale **descrive la completa perdita di interesse nell’interagire con gli altri** e nel pubblicare contenuti. Sebbene Internet nasca come piattaforma dedicata alla condivisione, a causa di un’eccessiva quantità di contenuti, sempre più utenti stanno **scegliendo consapevolmente di non condividere più dettagli** della propria vita online, nel tentativo di tutelare la propria salute mentale;
6. **Relazioni parasociali**: fa riferimento al legame, spesso percepito come profondo ed intimo, che alcuni spettatori o fan stabiliscono con celebrità, personaggi pubblici o di fantasia (un fenomeno chiamato “fictofilia”). Con la nascita dei social media, **il fenomeno si è ampliato, facilitando la creazione di legami illusori** con le celebrità, alimentati da una parvenza di vicinanza alla persona che viene adorata. A lungo andare, la coltivazione di relazioni parasociali può portare a isolamento e ad un progressivo deterioramento delle relazioni reali;
7. **Alone** **together:** il paradosso dell’“alone together”, traducibile letteralmente con l’ossimoro “da soli-insieme”, nasce dall’idea che **la connettività perenne offerta dai dispositivi tecnologici sia un’arma a doppio taglio**: le persone, pur interagendo costantemente tra loro online, si sentono più sole e isolate che mai. Questo avviene perché le relazioni instaurate nel mondo virtuale **non hanno la stessa autenticità di quelle coltivate dal vivo**. Spesso, chi vive la condizione dell’“alone together” sviluppa anche una sorta di timore per le interazioni faccia a faccia, che richiedono spontaneità e capacità di gestire l’imprevedibilità.